Quarant’anni non sono soltanto un anniversario. Per ASC APS sono la misura di una scelta rinnovata nel tempo: fare del servizio civile uno spazio concreto di partecipazione, di responsabilità e di costruzione della pace. Nata nel 1986, quando il servizio civile era ancora strettamente legato all’obiezione di coscienza e alla leva obbligatoria, l’associazione ha attraversato le profonde trasformazioni del Paese senza smarrire il senso della propria origine: difendere la comunità con strumenti civili, non armati e nonviolenti.
Oggi ASC APS è la più ampia rete associativa di scopo italiana impegnata principalmente nella promozione e nella gestione del servizio civile. Tiene insieme associazioni nazionali e una fitta trama di organizzazioni locali, pubbliche amministrazioni, enti del Terzo settore, e si muove grazie all’impegno di volontari, collaboratori e giovani. Sono soci nazionali: ARCI APS, Arciragazzi APS, Legambiente APS, Uisp APS, Auser APS e ANPI ETS: soggetti diversi per storia e campo d’azione, accomunati dall’idea che la cittadinanza si eserciti e si impari nel rapporto con gli altri e con i territori.
Una radice civile
La storia di ASC APS comincia formalmente come Coordinamento nel settembre 1986; l’associazione sarà poi costituita con atto notarile il 9 febbraio 1996. Quegli anni appartengono a una stagione nella quale l’obiezione di coscienza rappresentava per molti giovani una pratica personale e collettiva di nonviolenza e per il privato sociale l’occasione di contribuire alla costruzione della pace e della giustizia sociale. Il servizio civile sostitutivo non era un semplice percorso amministrativo: era il luogo in cui si incontravano il rifiuto delle armi, la domanda di giustizia sociale e la volontà di rendersi utili alla collettività.
Quella radice spiega la coerenza di un cammino. Nel 1972 l’Italia aveva riconosciuto, pur con limiti rilevanti, la possibilità di sostituire il servizio militare con un servizio civile per motivi morali, religiosi e filosofici. Con la legge n. 230 del 1998 l’obiezione di coscienza venne pienamente riconosciuta come diritto della persona e il servizio civile fu affermato come modalità alternativa per «difendere la patria». ASC ha accompagnato questo passaggio storico e ne ha custodito il significato: la patria non è un’astrazione, ma una comunità da rendere più giusta, solidale e capace di futuro.
Nel 2001, con l’istituzione del Servizio Civile Nazionale volontario e aperto anche alle donne, il quadro cambia radicalmente. Non viene meno la storia dell’obiezione, ma quella storia si apre a una nuova generazione e a una nuova idea di impegno. Da esperienza sostitutiva della leva, il servizio civile diventa un’opportunità scelta liberamente; da risposta individuale a un obbligo, diventa un percorso di cittadinanza attiva.
ASC e lo SCU
1986
Avvio di Arci Servizio Civile Nazionale come Coordinamento, nel solco dell’esperienza degli obiettori di coscienza.
1996
Costituzione formale dell’associazione con atto notarile.
2001
Nascita del Servizio Civile Nazionale su base volontaria, aperto a donne e uomini. Nascono le associazioni locali di Arci Servizio Civile e titolarità diretta della convenzione con l’Ufficio Nazionale del Servizio Civile
2017
Istituzione del Servizio Civile Universale e iscrizione di ASC APS al relativo Albo degli enti.
2024
Riconoscimento di ASC APS come Rete Associativa Nazionale, oltre alla qualifica di APS.
Dall’obiezione alla cittadinanza: la continuità di una scelta
Il valore di questi quarant’anni risiede nella capacità di tenere uniti passato e presente. ASC APS non tratta la propria origine come una pagina conclusa, ma come un criterio con cui leggere le sfide contemporanee. La pace, la difesa civile non armata, l’inclusione, la solidarietà e il protagonismo giovanile non sono capitoli separati: compongono una stessa visione del servizio civile.
Nel mandato 2025–2028, ASC Nazionale APS riafferma con chiarezza questa impostazione. Il Servizio Civile Universale non è pensato come un’anticamera al lavoro né come un tirocinio, ma come una piena esperienza di cittadinanza: un anno nel quale le giovani e i giovani possono crescere e, insieme, contribuire alla crescita delle comunità in cui operano.5 È una distinzione decisiva. Le competenze acquisite contano, e devono essere riconosciute; ma il loro valore non si esaurisce nella spendibilità professionale. Contano anche la capacità di cooperare, l’ascolto, la gestione nonviolenta dei conflitti, la responsabilità verso il bene comune.
«Ci impegniamo a costruire, anno dopo anno, un Servizio Civile che abbia “senso” per i giovani che lo vivono, per le comunità che lo ospitano, per una società più giusta, solidale e in pace.»
La scelta di definire ASC una infrastruttura civica e, allo stesso tempo, un’agenzia formativa restituisce bene questa ambizione. La rete mette in relazione istituzioni, Terzo settore e giovani; promuove progetti, accompagna gli enti, forma le persone che svolgono il servizio e gli adulti che le affiancano. In questo lavoro di connessione risiede una parte essenziale della sua identità: fare rete non come adempimento organizzativo, ma come condizione per trasformare bisogni reali in risposte condivise.
La qualità come responsabilità verso giovani e territori
A quarant’anni dalla nascita, ASC APS continua a misurare il proprio ruolo non sul numero dei posti messi a bando, ma sulla qualità dell’esperienza proposta. Il XX Rapporto annuale dell’associazione descrive un modello radicato nei territori e attento alla relazione educativa, capace di coinvolgere per il bando 2023 quasi 800 enti del Terzo settore e pubbliche amministrazioni attraverso 34 programmi e 206 progetti.
Dietro questi numeri c’è una scelta: lavorare anche con organizzazioni piccole, spesso fortemente legate ai contesti urbani, alle periferie e alle aree interne. Sono realtà che conoscono da vicino fragilità e potenzialità delle comunità, e che possono costruire interventi proporzionati alle persone e ai luoghi. In questa prospettiva, il servizio civile non distribuisce semplicemente opportunità individuali: rafforza legami, rende visibili bisogni, sostiene pratiche di prossimità.
La formazione è parte integrante di questa responsabilità. ASC APS investe nella preparazione delle operatrici e degli operatori locali di progetto, delle formatrici e dei formatori, dello staff e delle articolazioni territoriali. Parallelamente, si impegna a valorizzare nei giovani le competenze civiche e trasversali maturate durante il servizio. È un investimento che riconosce il carattere reciproco dell’esperienza: chi svolge servizio civile offre tempo, energie e sguardo; la comunità ha il dovere di offrire accompagnamento, strumenti e occasioni reali di apprendimento.
Il futuro ha bisogno di una scelta universale
Celebrare i quarant’anni di ASC APS significa, allora, interrogarsi sul futuro del Servizio Civile Universale. “Universale” non può restare soltanto un aggettivo istituzionale. Deve indicare la possibilità concreta per tutte e tutti coloro che desiderano partecipare di trovare un percorso accessibile, riconosciuto e di qualità. Deve voler dire attenzione alle minori opportunità, alle disuguaglianze territoriali, alle nuove forme di vulnerabilità e alla pluralità delle provenienze.
In un tempo segnato da guerre, crisi umanitarie, polarizzazioni e disuguaglianze, ASC APS si impegna nella promozione della pace come pratica quotidiana che richiede educazione, partecipazione, dialogo e istituzioni capaci di ascoltare. La nonviolenza non è rinuncia all’azione: è la scelta di affrontare i conflitti senza riprodurre le logiche della sopraffazione.
Ed è per questo che abbiamo partecipato attivamente alla Campagna Un’altra difesa è possibile e siamo molto soddisfatti del superamento delle 50.000 firme. L’obiettivo del Disegno di Legge è la costituzione di un luogo istituzionale capace di indirizzare il contributo alla difesa civile, coordinando con le proprie autonomie le varie componenti oggi esistenti: il Servizio civile, i Corpi civili di pace, la Protezione civile, oltre a un ipotizzato Istituto di ricerca su Pace e Disarmo. Perché la pace si può costruire senza armi!
Quarant’anni dopo l’avvio del Coordinamento, ASC APS insieme ai suoi Enti di accoglienza continua dunque a porre una domanda semplice: quale Paese vogliamo costruire insieme? Un Paese nel quale le giovani generazioni non siano considerate soltanto destinatarie di politiche, ma protagoniste; nel quale il Terzo settore sia riconosciuto come spazio di democrazia concreta; nel quale il servizio civile sia una palestra di partecipazione, di eguaglianza e di pace.