Dopo la legge del 1972, che aveva introdotto la possibilità di svolgere il servizio civile in alternativa a quello militare, restavano diverse disparità e limitazioni. L'obiezione era ancora considerata un beneficio concesso dallo Stato, anziché un diritto della persona.
Negli anni successivi, il percorso verso un riconoscimento pieno è passato anche attraverso le sentenze della Corte Costituzionale, che hanno contribuito a ridefinire il significato della difesa della Patria.
Nel 1985, con la sentenza n. 164, la Corte ha chiarito che il dovere costituzionale di difendere la Patria non coincide necessariamente con il servizio militare armato. Anche il servizio civile, attraverso attività di impegno sociale non armato, può contribuire alla difesa della Repubblica. Un principio importante, che ha dato maggiore riconoscimento al valore dell'impegno civile.
Quattro anni dopo, nel 1989, la sentenza n. 470 è intervenuta su un'altra disparità: la durata del servizio civile, più lunga rispetto a quella militare. La Corte ha dichiarato illegittima questa differenza, segnando un ulteriore passaggio verso un trattamento più equo degli obiettori.
Nel frattempo, il numero di giovani che sceglievano il servizio civile continuava a crescere e aumentavano le richieste di una nuova legge. Il quadro normativo del 1972 non rispondeva più alle rivendicazioni di chi chiedeva che l'obiezione di coscienza fosse riconosciuta come un diritto, e che il servizio civile avesse una propria identità, distinta da quella militare.
La svolta arriva l'8 luglio 1998, con la legge n. 230. La nuova normativa riconosce l'obiezione di coscienza come diritto del cittadino, superando la logica del beneficio concesso dallo Stato. Stabilisce inoltre che il servizio civile è autonomo e diverso, per natura, dal servizio militare, pur rispondendo anch'esso al dovere costituzionale di difesa della Patria.
Cambia anche la gestione del servizio civile, che non dipende più dal Ministero della Difesa, ma dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, attraverso l'Ufficio nazionale per il servizio civile.
Il 1998 segna così una svolta fondamentale: ciò che per anni era stato oggetto di processi, dibattiti e rivendicazioni trova finalmente un riconoscimento legislativo come diritto. È una conquista costruita nel tempo, attraverso le scelte degli obiettori, l'impegno delle associazioni e l'evoluzione della giurisprudenza costituzionale.
Ma il percorso non finisce qui. Il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e l'autonomia del servizio civile apriranno la strada a nuove trasformazioni, fino alla nascita del Servizio Civile Nazionale e, successivamente, del Servizio Civile Universale.