Storie di Coscienza – Capitolo III: Processati per Coscienza

Con il rifiuto di Pietro Pinna, raccontato nel capitolo precedente, l'obiezione di coscienza aveva smesso di essere un gesto invisibile. Quel primo "no" non aveva cambiato la legge, ma aveva aperto una domanda destinata a crescere negli anni successivi.

Negli anni Sessanta i casi di obiezione di coscienza iniziano lentamente ad aumentare. Sono ancora pochi, ma il loro significato va ben oltre il rifiuto del servizio militare. Per la prima volta viene messo in discussione il rapporto tra legge, coscienza e libertà individuale. Attorno a queste vicende si sviluppa un acceso dibattito che coinvolge politica, stampa, Chiesa e opinione pubblica.

Uno dei momenti più significativi arriva nel 1962, quando Giuseppe Gozzini diventa il primo obiettore di coscienza cattolico. La sua scelta, ispirata dalla fede e dalla nonviolenza evangelica, rompe un tabù: l'obiezione di coscienza non è più percepita soltanto come una posizione politica, ma entra nel dibattito anche all'interno del mondo cattolico.

A difendere pubblicamente Gozzini interviene padre Ernesto Balducci. Le sue dichiarazioni gli costano un processo con l'accusa di apologia di reato. Da quel momento il tema dell'obiezione di coscienza non riguarda più soltanto chi rifiuta il servizio militare: diventa una questione nazionale, discussa nelle aule dei tribunali e sulle pagine dei giornali.

Pochi anni dopo prende posizione anche don Lorenzo Milani. Sacerdote ed educatore, considera la coscienza personale un valore irrinunciabile e difende pubblicamente gli obiettori con la celebre Lettera ai cappellani militari e, successivamente, con la Lettera ai giudici. Processato per quelle parole, lascia una delle frasi più note della storia civile italiana: «L'obbedienza non è più una virtù.»

Anche Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, contribuisce ad alimentare il confronto. Nel 1961 autorizza la proiezione del film Tu ne tueras pas (Non uccidere), censurato in Italia perché affronta il tema dell'obiezione di coscienza. Anche questa scelta lo conduce davanti ai giudici, segno di quanto il tema fosse ormai diventato centrale nel dibattito pubblico.

Così, negli anni Sessanta, l'obiezione di coscienza cambia profondamente significato. Non riguarda più soltanto i singoli giovani chiamati alle armi, ma diventa un tema politico, culturale e giuridico. Le aule dei tribunali si trasformano nei luoghi in cui il Paese si interroga sul rapporto tra legge e coscienza. E, paradossalmente, proprio quei processi contribuiscono a far conoscere l'obiezione di coscienza a un numero sempre maggiore di persone.

I diritti non nascono all'improvviso. Prima di essere riconosciuti, vengono discussi, contestati e, talvolta, persino processati. La storia del Servizio Civile Universale passa anche da queste vicende: uomini e donne che hanno scelto di seguire la propria coscienza, contribuendo ad aprire un confronto destinato a cambiare il Paese.