Storie di Coscienza – Capitolo IV: Una legge non basta

Il 15 dicembre 1972 arriva una svolta importante nella storia dell'obiezione di coscienza in Italia.

Dopo anni di processi, mobilitazioni e dibattiti, il Parlamento approva la legge n. 772, che per la prima volta riconosce la possibilità di sostituire il servizio militare con un servizio civile. È un passaggio storico: l'obiezione di coscienza entra finalmente nell'ordinamento italiano.

Ma quella legge non rappresenta ancora la fine della battaglia.

L'obiezione di coscienza non viene riconosciuta come un vero e proprio diritto. Lo Stato la considera un beneficio che può essere concesso a chi dimostra di avere motivazioni morali, religiose o filosofiche ritenute valide. Per ottenere il riconoscimento, gli obiettori devono presentare la propria domanda a una commissione ministeriale incaricata di valutarne la sincerità. Per questo viene definita, non senza ironia, il "tribunale delle coscienze". 

Anche il servizio civile non è ancora considerato equivalente a quello militare. La legge prevede infatti una durata otto mesi più lunga rispetto alla leva, una differenza interpretata da molti come una misura punitiva nei confronti degli obiettori.

E c'è un'altra contraddizione: anche dopo aver scelto il servizio civile, gli obiettori continuano a dipendere dal Ministero della Difesa, lo stesso apparato dal quale avevano cercato di prendere le distanze. 

La legge del 1972, quindi, non chiude la storia dell'obiezione di coscienza.

Ne apre una nuova.

Una nuova fase fatta di richieste di riforma, di nuove mobilitazioni e della ricerca di un riconoscimento pieno di quel diritto.

È da qui che prosegue il nostro viaggio in Storie di Coscienza.