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Elena – ESC Planeta Alecrim

Elena – ESC Planeta Alecrim

Ciao,
Sono Elena Bagnara, Elli per gli amici, ho 31 anni e vivo a Vicenza da circa tre anni. Amo i miei amici, il mio cane ciccione, dolcissimo, puzzone e peloso, il mio simpatico nipotino, la mia famiglia e il mio ragazzo, col quale, avendo scelto a sua volta di fare esperienza ESC e poi, non contento, quella di master all’estero abbiamo sviluppato un abilità di management di relazioni a distanza e psicosi che prevede tra le bizzarre faccende anche interminabili chiamate notturne fuori casa in pigiama e ciabatte per non disturbare il sonno dei coinquilini, e che ringrazio per l’infinita pazienza da Guru che gli permetterebbe di sviluppare una teoria filosofica sul “ma chi ve l’ha fatto fare, eppur contenti”.

AMO la musica, specialmente i concerti live, le passeggiate e le biciclettate nella natura, se poi si conciliano come all’anfiteatro del venda ad esempio, o ai festival estivi (un grazie di cuore a tutti i ragazzi che si impegnano per rendere fruibili questo tipo di eventi ovunque nel mondo ma soprattutto a Vicenza, GRAZIE!) ecco questo è il mio paradiso, vi lascio i neuroni e mi tengo strette le sensazioni di pancia.

Segno astrologico variabile a seconda della giornata, posso passare dall’entusiasmo testardo e contagioso dell’ariete, alla leggera testa fra le nuvole dell’acquario, al perfezionismo sordo e caparbio del capricorno, la bipolarità dei gemelli e dei pesci, la tenacia e l’irruenza del leone ma inevitabilmente è la dinamicità dell’ascendente bradipo, che mi coglie le prime ore dopo il risveglio ogni singolo giorno della mia esistenza…

Cantante preferito? Impossibile! La musica per me è una coccola per l’anima che varia a seconda del feeling che uno ha, ascolto molto i Fat Freddy’s Drop, Onda vaga, King tubby, Lee Scratch Perry, reggae o dub ricordando le pazze serate con le amiche molleggiate, cumbia elettronica e non, salsa, Gipsy King, Buena Vista Social Club dei quali non mi stancherei mai, Maná per la ripetizione senza precedenti di cd che una amica ed ex collega colombiana mi riproponeva senza sosta, Maria Bethania, Caetano Veloso, fado poco e davvero solo se di ottimo umore. L’elettronica ambient della quale una cara amica detiene il titolo di giudice indiscussa del genere e non può non ascoltare Emancipator quando viaggia, ed io quando l’ansia prende il sopravvento e con lui Hiatus, Catching Flies, Aldous Harding, Tor e Quantic scoperto durante delle ferie estive passate. Bossa nova ad oltranza, amore a primo ascolto con Fela Kuti, poi Etoile de Dakar e Ravi Shanka per qualcosa di diverso. Louis Amstrong e Ella Fitzgerald mi regalano un buon umore che pochi, jazz per staccare il cervello, blues per scaldarmi l’anima e da una dedica fattami sto apprezzando molto Bob Dylan ultimamente, e via verso l’infinito e oltre… Italiani? sono un irrimediabile nostalgica e ascolto i pezzi vecchi di Battisti, Jovanotti, Tiromancino, Dalla, Consoli, Elisa, Silvestri, Gazze, Fabi (solo su selezione), Caparezza…

Storia divertente? Non so se sia divertente ma è uno dei bei ricordi che ho. Durante l’estate io e Carlo (mio fratello) eravamo soliti trascorrere il tempo in una piccola contrà sulle montagne della Valle dell’Agno dalla nonna materna, Severina di nome, ma non di fatto, ad oggi una delle persone più buone che conosca. Nelle lunghe passeggiate pomeridiane in sua compagnia eravamo soliti passare per il sentiero del Monte Civillina dove c’è una parte di roccia che sporge quasi volesse osservare da vicino i passanti nel sentiero, ogni qualvolta mi trovavo ai piedi di quella roccia mi giravo a guardare mia nonna e stringendole forte la mano le dicevo: “Nonna muoviti! Tra poco si stacca e ci cade addosso!” e passavamo dall’altro lato ma sempre e solo con la mano stretta stretta.

Talento inutile nascosto? Credo si sia nascosto talmente bene che ancora non l’ho scoperto… Parrebbe però da questo volontariato che i bambini provino una simpatia spontaneamente immediata nei miei confronti, sarà che vedono l’elefante sotto il cappello, sarà che ho una faccia buffa, vai a capire a volte… Hobby sorprendente? Forse l’avevo, ma ne rimasi così sorpresa da ritrovarmi sotto shock e non lo ricordo più, ad ogni modo, prima di partire suonavo da poco più di un anno con i Combo Chinotto, un gruppo di percussionisti di musica Afro/Brasil con base a Sandrigo. Con questo bagaglio da 20kg di talenti segreti, uno zaino pieno di hobby occultati dallo shock e una tracolla di mutande e calzini che quelli, si sa mai servano, lo scorso maggio ‘19 sono partita per il Portogallo per un anno di progetto ESC finanziato dall’Unione Europea.

Supportata dalla pazienza e competenza di Arci Servizio Civile Vicenza che mi ha guidata passo passo nelle fasi di candidatura, selezione, approvazione del progetto e partenza. ASC Vicenza mi ha seguita e lo sta continuando a fare tuttora, tanto che potrei dire tranquillamente che Anita, conosce meglio di mio padre gli sviluppi succeduti in questo progetto, grazie alla comunicazione continuativa nella sua durata, lavoro certosino e serio cosa che dalle varie testimonianze di altri volontari non è affatto scontato da parte dell’associazione di invio.

Sì in Portogallo, ma dove? Parco Naturale Serra de São Mamede, più precisamente a Beirá un villaggio con un numero non specificato di anime, e dico anime perché di corpi non è che se ne vedano spesso… Volendo esplorare i dintorni, in una ventina di minuti si arriva a Castel de Vide dove la birreria artigianale Barona è ottima nel migliorare l’umore, Portagem dove durante l’estate il corso del fiume Sever viene trasformato in piscina, Marvão cittadina medievale affascinante situata sulla vetta piú alta della Serra de São Mamede, alla quale Saramago dedicò questi versi: “..da Marvão si vedono tutte le terre..” e a mezzora dalla frontiera spagnola. Se si cerca qualcosa che non è reperibile nei dintorni o per i collegamenti in autobus o treno da e per il resto del Portogallo, allora in una quarantina di minuti di viaggio si arriva a Portalegre città provincia di questa zona dove si trova il CAEP, centro di arte e spettacoli che mi ha regalato dei bei ricordi.
Mai ve lo aspettereste, ma è proprio Beirá dove ci sono il locale e le persone che piú amo, l’atmosfera, la musica, i quadri, lo stile, e il calore umano, a circa 400m da casa, al Cais Coberto, o Rail Bike, un edificio che veniva usato come rimessa e officina di riparazione dei treni quando la ferrovia che collegava Spagna e Portogallo, in Beirá era funzionante, fino al 2012, e che Susanna e Lenni hanno riconvertito in locale e non è tutto, quando dico Rail Bike è letterale, si può fare un giro turistico della zona su rotaia, dove la forza motrice sono le tue gambe, li amo! Questa realtà di frontiera, in una delle zone nord più belle e remote dell’Alentejo, vi regala la possibilità di immergervi in panorami dove la vegetazione predominante consiste in alberi di arancio e limoni, eucalipti, pini marittimi, olivi e sugheri che potrei non stancarmi mai di guardare.
I sugheri imponenti hanno cortecce che si colorano dal bordeaux piú intenso al marrone piú pallido a seconda dell’anno di taglio della corteccia esterna (utilizzata tradizionalmente nel passato per ricavarne piatti e grandi recipienti da tavola per i pasti condivisi, oggi ogni tipo di oggettistica soprattutto turistica), questi colori terra si mescolano a queste chiome verdi e questi rami possenti perfetti per ospitare casette sull’albero… Ne pianterò uno nel posto che chiamerò casa. Rocce immense dalle forme piú strane nel mezzo del nulla, stimolano così le persone fantasiose a cercare di collegare la forma di queste, ad animali, oggetti, zii, cugini e così via, in un paesaggio che sembra catapultarti indietro di milioni di anni…
Il cambio stagionale non può passare inosservato in cotanto contorno, l’estate è di un secco dorato, che nemmeno lo spaventapasseri del mago di Oz, l’autunno arriva tardi e l’inverno lo senti dentro le ossa, poiché l’edilizia portoghese non conosce il concetto di isolamento termico e ogni tanto quando non riesci a pensare a dicembre è forse causa dell’istantaneo congelamento di neuroni superstiti che, nonostante non rischino il sovraffollamento, avendo lo spazio più che sufficiente per darsi a corse di riscaldamento, inevitabilmente ti abbandonano ibernandosi. La primavera è un’esplosione sorprendente di varietà e colori, le montagne si rivestono di viola e giallo, e se pensate che la mimosa sia una pianta invadente solo l’8 marzo vi sbagliate di grosso, non ha misura, né confini. Le piogge primaverili ridisegnano il paesaggio creando o ridando vita a piccoli corsi d’acqua e laghetti in luoghi inaspettati; queste sono spesso accompagnate da un vento che solo i più impavidi velisti di Luna Rossa possono apprezzare. Questo vento non è misurabile in nodi ma in quantità di ipotetici e augurali epitaffi gridati appunto al suo persistere, ogni qual volta l’ombrello sembra sovvertire la gravità terrestre… ed è così che a momenti mi vien voglia di cercare un paracadute per provare emozioni dapprima sconosciute direttamente fuori dalla porta di casa o mi ritrovo a fantasticare una ricerca youtube su tutorial di volo firmati Mary Poppins. Serra São Mamede ha una fauna ricchissima in specie volatili tant’è ch’io ho la gioia di avere per vicini di casa, un paio di coppie di cicogne e in due settimane qui ho visto più rondini che in trent’anni in Italia, maestosi falchi, avvoltoi affascinanti, cuculi, gufi, civette… Certamente il canto inarrestato H24 è un ricordo indelebile di questo luogo. Oasi faunistica ospitante anche volpi, lontre, cervi, cinghiali, serpenti… Immancabili gli incontri con ovini, bovini e caprini molto allevati nella zona e cani e gatti che scorrazzano in ogni dove liberi… Questo paesaggio dall’aspetto selvaggio e ancestrale richiama persone da tutti i lati del pianeta, una ricchezza etnica sorprendente, quest’anno ho avuto modo di conoscere non solo portoghesi ma inglesi, neozelandesi, scozzesi, sudafricani, tedeschi, irlandesi, olandesi, belgi, francesi, venezuelani, argentini, brasiliani, svizzeri, spagnoli, americani, italiani.
La maggior parte di questi uniti dalla voglia di vivere circondati dalla natura e creare una società più collaborativa, cercando di dare continuità a un lavoro comunitario basato innanzitutto sul benessere, la salvaguardia e il rispetto dell’ambiente, il sostegno reciproco e la comunicazione. È questa la cornice in cui sto svolgendo il mio anno di volontariato ESC iniziato il 15 maggio ‘19 e che terminerà il prossimo 14 maggio, accolta da una comunità di genitori resilienti al contesto rurale dove hanno scelto di crescere i propri figli, capaci di creare opportunità e riconoscere il potenziale delle risorse attorno a loro.

Planeta Alecrim è un’associazione d’intenzione e azione il quale scopo è lo sviluppo di una comunità di apprendimento con sede in un paio di sale dell’antica scuola primaria di Beirá, Marvão, gentilmente concessa a titolo gratuito dalla giunta comunale. Planeta Alecrim cura la parte di offerta di apprendimento extrascolastico e supporto di quello scolastico, dai bimbi più piccini non ancora inseriti in un contesto scolastico, ai ragazzi più cresciuti, con un attenzione particolare alla fascia d’età che va dai 6 agli 11 anni, con attività e laboratori volti a stimolare la curiosità per l’arte, la natura, la storia, una vita sana, una corretta alimentazione e la multiculturalitá linguistica. Immaginate un contesto dove quotidianamente si mescolano almeno quattro lingue differenti in armonia e rispetto reciproco. I valori che cerca di trasmettere questa associazione attraverso l’educazione non-formale, sono quelli di solidarietà, uguaglianza, benessere fisico ed emotivo, non-violenza, collaborazione, attenzione ad una dieta sana e sostenibile, sensibilizzando allo stesso tempo la comunità su tematiche quali climate changing e upcycling. I piccoli abitanti di questa “comunidade de aprendizagem” come si dice qui, mi hanno regalato emozioni forti e soddisfazioni grandi come solo i bambini sanno fare. Le attività di qualunque tipo siano, iniziano con quello che io chiamo il “cerchio delle emozioni”, ci si siede tutti, educatori, bimbi, volontari, adulti, papà, fratelli, amici, chi più ne ha più ne metta, in cerchio, la partecipazione a questo magico momento è libera, un bimbo a rotazione accende una candela poggiandola nel centro, mentre gli altri fanno silenzio, per poi pescare da un sacchettino, un cartoncino fra i tanti, con su scritta un’emozione o un sentimento, se ne legge la descrizione in un libro con illustrazioni e descrizioni molto belle, e a turno si discute a riguardo. Le domande possono variare dal: cos’è per te? Perché? Come ti sei sentito quando hai provato questo sentimento o emozione? Come hai reagito? Cosa ne pensi?
Qualora un bimbo arrivasse con la voglia di parlare o chiedere, qualcosa di specifico, libertà alla condivisione e appoggio all’iniziativa diventando lui stesso quel “contenitore magico” di emozioni e sentimenti dettando il tema di discussione. Anche la conclusione del cerchio delle emozioni ha un incanto tutto suo, si scelgono tre canzoni da cantare tutti assieme, possono essere di tutte la lingue, dalla lingua nativa dei volontari a quella delle famiglie della comunità. Se vi state chiedendo se ho cantato in tedesco, spagnolo, portoghese e inglese la risposta è sì, e sì, spesse volte non era né chiaro né fluente, ma è una di quelle cose che ti lascia il sorriso. Ecco forse la versione “wake up” per il cambiamento climatico creata sulla musica di “Bella Ciao” quella invece mi lascia amarezza, non riesco a concepire la gioia in un canto di resistenza, simbolo di un periodo che segnò profondamente il nostro passato, sebbene intonato per sostenere un altra causa importante mi tocca sempre, ad ogni modo, i bimbi l’amano davvero. Alla conclusione del cerchio seguono l’inizio delle attività che si svolgono spesso in un unico gruppo e che possono variare da ripassi di materie dell’insegnamento basico ma utilizzando metodi di educazione non formale come giochi, laboratori di disegno o racconti, a laboratori di robotica e programmazione, a giochi di team-building, giochi all’aria aperta, ripasso di lingue a seconda della richiesta, laboratori di arte con tecniche differenti e preparazioni di spettacoli durante le festività. Open Day di ceramica e serigrafia, passeggiate nella natura per conoscerla meglio, raccolta di pini per un’iniziativa di riforestazione della zona, questa ed altre le iniziative di Planeta Alecrim (rosmarino in italiano). Durante il periodo natalizio è stato davvero stimolante e gratificante, ricevere la richiesta della giunta comunale di occuparci delle decorazioni natalizie di Beirá. Parlandone in associazione, si è deciso che poteva essere un’occasione per sensibilizzare riguardo l’economia circolare e ci siamo impegnati per alcune settimane, cercando di coinvolgere tutte la fasce d’età della comunità a partecipare, immergendoci nell’upcycling creando decorazioni natalizie con quelli che vengono chiamati rifiuti da tanti ma che noi abbiamo deciso di chiamare risorse. 

In tutto questo io di che mi occupo? Assisto tutte le attività, e cerco di rispondere attivamente alle difficoltà che possono sorgere durante il loro svolgimento qualunque esse siano col massimo delle mie capacità. Altre volte ne programmo alcune, ma nella fattispecie cucino coi bimbi, dal far la pasta all’uovo, il pane naan, cous cous, riso di tutti i tipi che riesco a trovare, insalate di farro, gnocchi a mano, pasticcio, quinoa e verdurine, zuppe di grano saraceno… Cerco di trasmettere il messaggio che ci sono un “mondo” di alternative da portare in tavola per riuscire a nutrirsi e non solo come atto volto a saziare la fame, ma a nutrire anche la curiosità dando spazio a tutti i tipi di cereali, di vegetali, di legumi, spezie e via dicendo, sempre però rispettando la stagionalità dei prodotti e la loro genuinità rifornendoci il più possibile da Joana, un’amica dell’associazione che si occupa di prodotti biologici. Dico “mondo” perché in ciò cerco di trasformare l’esperienza di cucinare in un occasione di conoscenza dell’origine di uno dei prodotti che vengono utilizzati, cercando di stimolare la curiosità e rendere più familiare l’approccio alla geografia e dare un importanza al conseguente legame storico che ha portato questi prodotti sulle nostre tavole, non dimenticando le sue proprietà. Recentemente abbiamo preso parte ad “Achata a curva” un’iniziativa spagnola che ha sconfinato in Portogallo, sulla mappatura di richieste e offerte di servizi e non, con l’intenzione di rispondere all’emergenza Covid-19 mettendo in comunicazione le differenti realtà territoriali e i suoi abitanti. Così ci siamo attivati fornendo supporto on-line all’insegnamento e scambio e distribuzione di vestiti di seconda mano, specialmente abbigliamento per bambini, che mi auguro diventi un progetto stabile, e avviato un orto comunitario. Con chi lavoro? Con Isabel, andate a vedere la pagina facebook “As lãmbareiras” se volete vedere cosa si può creare con creatività e lana, ecologista, psicologa poco più che trentenne, originaria di Porto, nord del Portogallo, si occupa della parte di educazione del progetto, nonché supervisore e coordinatore dei progetti ESC dell’UE per Planeta Alecrim.
Marco, l’uomo che ama il sole anche con 40 gradi, sistemista informatico che si occupa dei laboratori di robotica e informatica, e della parte educativa riguardante la matematica, motivo per il quale è “l’incubo” dei bimbi. Jasmine, un “fiore” di ragazza, amante della natura, cuoca vegana eccezionale, è la metà tedesca del volontariato di Alecrim, originaria di Freiburg, dove era fiorista, che si occupa della parte artistica delle attività coi bimbi e mia coinquilina. Adolfo papà di tre bimbi stupendi, geografo spagnolo, che si occupa dei laboratori di progettazione coi bimbi, e di innovazione comunitaria e networking tra le diverse realtà del territorio. Tutti i genitori e gli amici dell’associazione sono presenti, in un modo o nell’altro, nella quotidianità e nelle iniziative lanciate dall’associazione e meriterebbero più di qualche riga davvero interessante per essere raccontati in tutto lo stupore e la diversità che li investe.

È un zona davvero particolare questa… Se mi trovo bene? A prescindere che credo ci voglia sempre qualche tempo per capire dove sei e con chi sei, direi di sì. Uscire dalla propria comfort zone significa confrontarsi con situazioni dove spesso non ti senti a tuo agio, in situazioni che non eri solito affrontare o se lo eri ti rendi conto che non vige la proprietà commutativa della matematica per la vita… Se l’ordine degli addendi cambia, con lui anche il risultato. Dal momento che ogni personalità è diversa, confrontarsi con personalità dalle molteplici sfumature, di culture e background differenti in una lingua che non senti tua, ti fa cambiare e cambia in qualche modo, magari impercettibile anche come osservi e reagisci alle situazioni, o perlomeno “Cosi è (se vi pare)”. In generale per me è stata una bella occasione per confrontarmi con una realtà più aperta e flessibile rispetto a quella cui ero abituata e il senso forte di comunità è bello da sentire, d’altro canto questa flessibilitá alle volte mi ha confusa, fatta arrabbiare e delusa ma mi ha fatta soprattutto crescere. Diplomata come Ragioniere Perito Commerciale in quel del Fusinieri secoli fa, che fosse chiaro fin da subito che i numeri mi interessassero gran poco, non ha fatto cambiare il mio percorso. Sarà la mia personale realtà veneta, ma nel contesto dove sono cresciuta e che mi ha in parte plasmata a modo suo, imperava forse una parte dell’art.1 della Costituzione italiana: “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro…” prestando meno attenzione all’art.3: “È compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’egualianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…” dove c’è una lacuna a parer mio davvero importante non considerando di fatto l’ostacolo culturale, cultura, della quale per altro, ci si ricorda e le si dedica gioiosamente il posto solo all’art.9 della Costituzione con due righe striminzite. Non dovremmo forse invertire di fatto la cultura e lo sviluppo personale con quello che è il lavoro? Ma questa riflessione ha impiegato molto tempo a giungermi e corrodere la mentalità veneta che mi plasmò. Che il lavoro che si fa impegni gran parte del tempo della propria vita e ne condizioni una parte ancor più importante, non mi è stato chiaro per molto tempo, e sulla scelta degli studi, che tanto erano rinomati per la forte probabilità di garantire un lavoro in fretta una volta conclusi, non mi ci soffermai, li finii e non cercai mai un lavoro relazionato allo studio fatto al quale avevo giá dedicato abbastanza di me non considerando di fatto me stessa. Per piú di una decade perseguendo nell’errare umano, ho dedicato il mio tempo al commercio di abbigliamento, altra cosa che non mi ha mai fatto battere forte il cuore o strizzare lo stomaco, di fatto, non sono mai stata una fashion victim, preferendo un’economia circolare che tende alla moda del recupero anziché quella dell’esubero. Prima di partire vivevo al terzo piano di un palazzo senza ascensore con altri coinquilini e il mio cane, col quale passeggiavo dalle due alle tre volte al giorno, andavo a lavoro in bicicletta, e facevo aerobica una volta a settimana, la mia circolazione sanguigna e il mio cuore ringraziano. Ringraziano meno le serate di ore piccole e alcolici con gli amici, tra chiacchiere e concerti qui e là, e se il centro era la meta eravamo spesso attraccati a Porto Burci, se non lo conoscete andateci, difficile non restare sorpresi e felici che Vicenza offra questo tipo di proposta o meglio di risposta ai suoi utenti, di questo ne è felice il cuore…

Ho scelto il volontariato europeo perché già non avevo avuto la prontezza di sperimentare il servizio civile, decisi che di rimpianto mi bastava questo. Quando si può fare un esperienza costruttiva sotto diversi aspetti, l’imperativo è tentare, e Porto Burci è il posto per andarsi a formare ed informare, e così è iniziato tutto. Se si sceglie di mettersi in gioco, arricchirsi come persona, sperimentare cos’è davvero la multiculturalità e la collaborazione, giocare a “find it” con il modo di relazionarsi e vivere la vita delle persone che incontrerai, e prendere così qualche spunto e forse lasciarne altri, sfatare stereotipi o pregiudizi, riflettere, crescere sotto diversi aspetti, misurare la propria adattabilità ed assertività, imparare a riconoscere e cercare di fissare i propri limiti, dare una nuova connotazione alla parola mancanza, lasciarsi travolgere dalla novità, provare l’entusiasmo per le piccole conquiste, approcciare un nuovo punto di vista in una nuova cornice è fare il servizio di volontariato europeo che ti aiuterà in questo. E altra cosa fondamentale di questo tipo di progetti, che è stata una facilitazione fondamentale per la mia personale esperienza è che vitto e alloggio sono finanziati per tutta la durata del progetto dando così la possibilità a tutti di poter intraprendere il servizio di volontariato con una serenità non indifferente e forse alla fine del progetto poter dire di conoscere qualcosa in più e di conoscersi meglio.

Beijinhos da Beirá, Marvão.

Un grazie a Nora per aver fondato Arciragazzi Vicenza, grazie ad Arci Servizio Civile, Anita e la sua responsabilità, Adriano che mi ha fatto scoprire questa opportunità e Coraline che mi ha invitata a fare un punto della situazione prima del punto di conclusione del mio progetto. Senza dimenticare la tecnologia odierna per farmi sentire più vicina alle persone che amo.